
Sabato scorso ero già pronta ed entusiasta per andare al cinema a vedere Dylan Dog.
Invece i miei piani sono stati boicottati dalle mie colleghe amatissime che mi hanno costretta alla visione di “La vita facile”.
Protagonista il trio Favino-Puccini-Accorsi .
Mi è risultata una commedia abbastanza scontata in cui un medico italiano(Accorsi) sceglie di esercitare la propria professione in Africa, presto verrà raggiunto dal suo vecchio amico e collega (Favino) che fugge dopo essere venuto meno all’etica professionale e alla legge italiana. Entrambi gli uomini sono legati a Ginevra (Puccini) chi legalmente e chi sentimentalmente.
Il film presenta il solito triangolo amoroso e non inquadra nessun personaggio dal punto di vista realmente introspettivo, insomma una caratterizzazione abbastanza superficiale, facile così come facile risulterà per i personaggi prendersi gioco l’uno dell’altro e facile sarà anche lo stile di vita di cui andranno alla ricerca, pieno di griffe, lusso e ostentazioni, arrivando a sorpassare i limiti etici, geografici e legali.
Il presente e il passato si intrecciano nella prima parte del film attraverso pochi e lunghi flashback e “La stagione dell’amore” di Battiato quale colonna sonora risulterà l’unica nota positiva dello spettacolo affiancata alla fotografia di alcuni paesaggi africani.
Mancano delle scene realmente divertenti, infatti le poche che presenti sembrano abbastanza forzate.
Positiva anche la recitazione dei personaggi, Accorsi e Favino meriterebbero di prendere parte a film più impegnativi, la sensualità della Puccini è pari a quella uno scarpone e nel ruolo interpretato lascia molto a desiderare.
Credo che il film sarebbe stato molto più interessante se il soggetto fosse stato trattato in modo migliore e magari più approfonditamente, nonostante tutto non la considererei una pellicola da cestinare, anche perché, contrariamente le mie aspettative, pur avendo delle riserve per la commedia italiana, non mi sono addormentata.
Comunque 7 euro per questo film è davvero uno spreco.
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